Due giri di Valzer alla “corte” di Jovanotti (il live 2018)

“Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, viene spontaneo commentare. La sua canzone ancora nella testa, dopo un risveglio in cui trovi tra i vestiti dei coriandoli colorati. Quando esci dal concerto di Lorenzo Cherubini Jovanotti hai la sensazione di aver partecipato ad una festa bellissima, dove hai ballato giri di valzer e partecipato al più grande rap party della storia.

Quello che Jovanotti ha voluto tenere segreto fino all’ultimo, si è rivelato uno spettacolo a cui non è possibile restare indifferenti. Ieri sera, 12 febbraio, le dodicimila persone che hanno riempito il Forum di Assago (seguono 11 date solo a Milano) sono arrivate a “corte” con il loro abito migliore, sapendo che le aspettative non sarebbero state tradite. Il suo è stato uno uno show visionario, un concentrato altissimo del suo mondo messo a disposizione dei suoi “adepti”.

Capiamoci, non bisogna essere dei fan sfegatati dai tempi di “Penso positivo” per lasciarsi coinvolgere nel mondo glitterato, pop, eccentrico, super tecnologico, festoso di Jovanotti. L’unica cosa che bisogna fare è presentarsi alla serata e lasciarsi trasportare, l’impressione è che anche il più scettico non andrà via deluso.

Lorenzo sale sul palcoscenico con il cappellino calcato in testa. Una camicia a quadri ma con i brillantini, i jeans, la canotta e le sue catenine al collo. Saranno diverse le giacche che indosserà durante lo show. E’ ancora il ragazzo sorridente e scanzonato degli anni ’90 ma si porta dietro trent’anni di carriera, «è partito tutto da questa città, al Rolling Stone, con un giradischi e quattro basi. Allora non avrei mai immaginato che sarei arrivato fino a qui. Porca miseria, gli anni passano».

Inizia una scaletta – con “Le canzoni” – che vorresti non finisse mai, fa balzi avanti e indietro da album come “La mia moto” a “Lorenzo 2015 cc”, “Safari”, “Ora” e così via, andando a pescare in un passato che ha dentro i ricordi. Infila uno dietro l’altro ventotto brani, per due ore e mezza di spettacolo, muovendosi su una passerella che si allunga in platea per diciassette metri e poi ancora in orizzontale, rispetto al palcoscenico. Sul soffitto ci sono tredici lampadari enormi, come quelli dei grandi saloni delle feste in stile rinascimentale, che si muovono e si inseriscono nello spettacolare gioco di luci della regia.

Durante lo spettacolo Jovanotti, attraversa diversi mondi: ci sono enormi gonfiabili colorati che si alzano intorno alla passerella su “L’ombelico del mondo”, una pioggia di coriandoli durante “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, i giochi laser durante “Ti porto via con me”.  Poco lo spazio lasciato alle canzoni dell’ultimo album “Oh vita!, che si concentrano sopratutto all’inizio. Un concerto di Jovanotti d’altronde non può essere che così, seguire un disordine che in qualche modo si risolve in una bellissima storia musicale.

Jovanotti è un irrinunciabile romantico, si ferma con la sua chitarra a “Le tasche piene di sassi”, “Ragazza Magica” cantata dal centro della passerella, “Mi fido di te” o l’ultima tra le più romantiche “Chiaro di Luna”, ad esempio. Ma è anche il rapper che molleggia su una passerella che si alza, inizia a girare su se stessa e lascia Jovanotti su un piccolo palcoscenico “sospeso” dove lo aspetta un giradischi. Da lì suonerà pezzi storici come “Non m’annoio”, “Una tribù che balla”, “Tanto” facendo il jockey. Il pubblico è stupito, come si trovasse davanti alle esibizione di un’acrobata.

Sullo schermo intanto vengono proiettate immagini, divertente quando passa un montaggio d’immagini con i conduttori di telegiornali che recitano le parole di “Penso positivo”. E’ uno show dal respiro internazionale, tutto gira intorno all’uso dello spazio, al coinvolgimento del pubblico.

Lorenzo fa ballare, cantare, urlare. Lascia spazio agli scratch e agli assoli di tromba, ti porta dall’ombelico nel mondo e nel futuro più immediato. In fondo, è quello che vuole: celebrare la vita. Il suo messaggio è sempre e da sempre tutto lì: «Viva la libertà», ripete più volte prima di chiudere uno show dove ha lasciato sudore, lacrime, sorrisi sinceri.

A rischio di risultare stucchevole, si sdraia sul palcoscenico con gli occhi chiusi per godere del suo pubblico. «Bellissimi, bellissimi, siete bellissimi. Siamo campioni del mondo di tutto, stasera campioni del mondo di affetto, allegria. Grazie, siamo qui ora», dice. In fondo, la sua è una missione dichiarata: opporsi alla cupezza, essere a modo suo un Don Chisciotte, come racconta il cartone animato che apre lo show (firmato da Manuele Fior con la voce di Miguel Bosè sullo spettacolo-monologo di Corrado D’Elia). E quindi, spazio alla vita, «vivere».

La scaletta: Ti porto via con me, Le canzoni, Penso positivo, In Italia, Oh, vita!, Sbam!, Gli immortali, Mi fido di te, Sbagliato, Baciami ancora, Chiaro di luna, Fame, il dj-set, L’ombelico del mondo, A te, Ti sposerò, Ragazza magica, L’estate addosso, Tutto l’amore che ho, Safari, Tensione evolutiva, Sabato, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Ciao mamma, Ragazzo fortunato, Le tasche piene di sassi, Mezzogiorno, Viva la libertà.

Articolo di Adelia (s)Brigo pubblicato su Varesenews

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