Perchè Sanremo è Sanremo (ma anche no)

“Hai visto che bravo che è Baglioni?!”. Silenzio. “Quest’anno il festival mi è proprio piaciuto”. Occhi sbarrati. “E la Hunziker è proprio brava”. Cervello che annaspa e cerca di riprendersi dallo shock e pensa “m i a z i  a a m a B a g l i o n i. m i a z i a d i c e c h e s a n r e m o è b e l l o”. Momento di silenzio, faccio passare la serie di parolacce che avrei voluto dire e risolvo tutto con una sentita affermazione, “Spiegami!”.

Ho iniziato a vedere il festival di Sanremo, un po’ svogliatamente, devo dire la verità e più lo guardavo e più la voglia mi passava. Il mio giudizio fin dalla prima serata si è risolto in tre parole: noioso, scontato, fuori dal tempo. Poi ho incontrato mia zia xxxx (questione di privacy) e la questione s’è fatta più interessante.

Facciamo una premessa, anzi due. La prima: io generalmente apprezzo il festival di Sanremo e sono tra coloro che si divertono a vederlo, commentarlo e che accettano il grande carrozzone di vanità e leggerezza che si trascina dietro. Per due anni l’ho anche seguito come giornalista (i due di Fazio per capirci) ed è stata una delle esperienze più divertenti (e stancanti, non immaginate quanto) tra quelle fatte. E la rifarò, eh.

La seconda premessa è questa: non ho la televisione e quando mi capita di vederla ho spesso degli scompensi per i contenuti che vedo e il modo in cui vengono veicolati la maggior parte dei messaggi (c’è la mia amica Martina che si diverte a “multare” le pubblicità ma questa è un’altra storia).

Comunque, parlando con mia zia mi sono sentita in dovere di andare più a fondo e allora la questione si è fatta seria e io ho finalmente capito perchè questo festival di Sanremo ha avuto così tanto successo.

D’altronde ci sarei dovuta arrivare da sola ma ho fatto un po’ fatica ad ammettere che siamo quell’Italia lì. Quella della nostalgia, quella che Pippo Baudo ci fa il pippone di un quarto d’ora e siamo pure contenti, quella che la Hunziker è simpatica (come la sabbia nelle mutande ma meglio i pruriti che Baglioni), quella che pur di avere i Pooh li ha duplicati (two is megl che uan), quella che celebra la canzone italiana ma usando solo la discografia di Claudio Baglioni. Se ti levi un attimo, ci fai sentire qualcosa di diverso, eh?!, quella che ci sono ancora le gag con le finte comparse nel pubblico. “Baglioni è proprio bravo, d’altronde lui era così e così è rimasto”, “Dici?!”, “E’ spontaneo”.

Ok, lo accetto. Accetto che ci siano gusti differenti e generazioni differenti che guardano il festival, che siamo belli anche perchè siamo cresciuti cantando “Questo piccolo grande amore” e questo non ce lo leverà nessuno, che in fondo, Sanremo è Sanremo e lo vogliamo così. Ma anche no.

Quest’anno non riesco proprio a capire cosa ci sia stato di così bello e straordinario in questo festival che per me, più che celebrare la musica italiana, ha celebrato tutti gli stereotipi del nostro Paese.

Spazio musica: salvo Max Gazzè (ma lo adoro a prescindere) e la sua zeppola (e qui vi rimando ad Anna), Lo Stato Sociale che l’anno prossimo farei assumere dalla Rai come autori del Festival ma li farei cantare meno (lo so, vi stanno simpatici ma…), Diodato che aveva anticipato un possibile podio con il singolo “Cretino che sei”. Ron mi ha solo fatto venire tanta nostalgia di Dalla. Ah, il vincitore della categoria giovani Ultimo, lo adoro già. Bello il monologo di Favino, bravo.

Adelia (s)brigo

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Un pensiero su “Perchè Sanremo è Sanremo (ma anche no)

  1. Vero, la prima serata è stata di una noia mortale! E anche quelle successive, un bel po’. Il Sanremo di Carlo Conti era un altro pianeta. Con molta sorpresa ho constatato che Baglioni gode di grande stima da tanti che conosco, anche musicisti, boh forse non sono molto ferrato sui dischi (ora “baglioni in vinile!”) e mi sfugge qualcosa. Però ho fatto davvero tanta fatica, nonostante segua Sanremo avidamente, e il triste verdetto finale è stato il culmine dello scoramento.
    Non mollo!

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