Liberato è Nino D’Angelo 2.0

Ricordate il caschetto d’oro Nino D’Angelo che negli anni ’80 era protagonista di Un jeans e una maglietta, un film ambientato sull’isola di Capri che narra la storia d’amore impossibile tra la figlia di un ricco commendatore del nord, viziata e snob, e un giovane scugnizzo napoletano a Capri per un lavoro estivo come gelataio?

Se non ricordate, è normale. Si vede che siete troppo giovani. Però in quegli anni (i ’70 e ’80) spopolavano in TV questo tipo di commedie sentimentali all’italiana, i cui protagonisti erano i cantanti stessi, i quali, durante la scena si interrompevano e cantavano uno dei loro tormentoni pop sdolcinati. Oltre il cantautore napoletano, anche Celentano era solito a questo tipo di film.

Qui uno stralcio per farvi capire di che parlo.

Tornando al 2019 e precisamente al 9 maggio 2019 alle ore 23:58, data e orario in cui a sorpresa è uscito il disco intero di Liberato dal titolo Liberato. E come esce? Con una micro serie intitolata Capri Rendez-Vous pubblicata su Youtube e composta da 5 episodi ambientati in 5 epoche differenti.

Si inizia con un bianco e nero di felliniana memoria e il set cinematografico in una caletta di Capri, il mare del golfo di Napoli luccicante e i faraglioni sullo sfondo: la conversazione sulla magia e l’eternità del cinema, tra un regista italiano e l’attrice francese Marì. 

Si prosegue con il viaggio verso l’hotel a bordo di una bagnarola guidata da Carmine, un bello guappo moro, il bagno al largo dell’attrice, il salvataggio e il bacio tra i due. E qui  devo dire che ci ho rivisto gli spot pubblicitari del profumo Light Blue di Dolce e Gabbana.

E poi si prosegue negli anni ’70, l’incontro tra i due in una discoteca a distanza di anni. Lei in rosso, “regina del Celebrità” e paparazzata tra uno sorso di champagne e un sorriso malizioso. Lei che in compagnia di un altro finge di non vederlo e lui che rimane come uno stoccafisso (per rimanere in tema pescatori e mare).

E poi gli anni ’90, Carmine nel frattempo si è fatto una famiglia ed è diventato vigile. Un nuovo incontro tra i due, lei ubriaca in un bar, lui che la riaccompagna in appartamento e lei che lo riconosce. Episodio che si conclude lasciando poco spazio all’immaginazione su come sia andata a finire. Dico solo che lui si toglie la fede dal dito.

La mini soap opera dal gusto partenopeo si conclude con un collage di foto che si susseguono che mostrano Marì nuovamente a Capri ai giorni nostri nel 2019. Non più la starlette sciantosa che veniva immortalata dai paparazzi, ma un’anonima turista straniera che mostra i segni evidenti del tempo trascorso. Segni che non hanno risparmiato nemmeno l’isola: da culla esclusiva della Dolce Vita, a meta presa da assalto dal turismo di massa.

Si raggiungono vette di trash misto ad avanguardia con il susseguirsi di foto brutte e scattate male in un cimitero nel quale Marì si trova per il funerale di una persona.

Cosa ci vuole dire Liberato con questa mini serie il cui immaginario ricorda le tormentate storie d’amore con Nino D’Angelo? Sicuramente che il “Gorillaz napoletano” è un genio della comunicazione. Le canzoni passano in secondo piano rispetto alle immagini e diventano colonna sonora impercettibile di questi 5 cortometraggi. Lui, che dell’immagine fa a meno (ricordiamo che non è ancora stata svelata la sua identità e di lui conosciamo solo la felpa con il cappuccio e le rose con le spine), crea un piccolo capolavoro di cinema, l’arte che per eccellenza usa il linguaggio visivo e rende immortali alcuni attimi imprimendoli sulla pellicola.

“Niente è eterno” -citando il discorso tra l’attrice ed il regista del primo episodio- ma lunga vita a Liberato, il Nino D’Angelo dei giorni nostri senza caschetto biondo. O sì?

Chi può dire cosa si nasconde dietro a quel cappuccio della felpa.

🌹Anna

 

 

 

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