Non ho (più) l’età per amarti

Siamo tornate all’inverno di maggio varesino. Condizione che non sorprende ma rattrista, questo sì. Sono passate 42 ore da quando abbiamo lasciato Roma e sembra un mese. Comunque, è ora di raccontarvi come è andato questo concerto vissuto un po’ da giornalista, un po’ da fan e un po’ da pubblico.

Ed ecco qui, qualche pensiero sparso delle otto di mattina davanti ad un caffè:

1. Farlo a trent’anni non è farlo a venti. Da ragazzina guardavo il concerto in Tv e provavo un’invidia pazzesca per chi era presente al concerto. Mi immaginavo una giornata da vivere sul prato, ballando e cantando dalle due del pomeriggio a notte fonda. Quando ci vai a trent’anni pensi, “Allora, dalle sette alle otto c’è pausa. Riusciamo a fare una doccia?”, “cazzo che mal di schiena”, “Che freddo, la Croce Rossa regala le coperte?”, “Chissà che faccia che c’ho a quest’ora, dove ho messo il correttore?”, “Al ritorno prendiamo un taxi”, “Mah, guarda sti giovani come si divertono”. Ok, non c’hai più l’età.

2. Al concertone ci va chi vuole far festa. Poco importa se il cantante del momento stona, ha il maglione bordeaux o ha dimenticato uno della band chiuso nel cesso dell’albergo. Ci si penserà poi, forse. Non che la musica non abbia importanza, tutto il contrario –  si trovano anche i fan “puri e duri” che alle otto di mattina sono già lì per prendere posto – ma per la maggior parte delle persone il concertone è una festa da vivere tra ‘na bira e una boccia di vino.

3. C’è una bella differenza tra chi è lì e chi lo guarda in tv, per non parlare dei social. Mentre tu balli sul prato come se fossi a Woodstock e canti a squarciagola “come se cinquemila voci diventassero una sola (cit. Brunori)” i tuoi amici da casa fanno i gufi. “Ma chi è questo? Ma come canta? Ma chi è il fonico quest’anno, uno dei Pooh?”. No, noi non ci siamo accorte di nulla. Ma poi, fate tutti i fonici nella vita?

4. Dicevano dei social. I gusti del pubblico si dividono: mentre su Twitter si commentano con snobbismo Gabbani e Fabrizio Moro la piazza li canta e li ama (su Moro c’erano anche due che limonavano davanti ai cessi chimici, tanto coraggio. Vero Anna?) e viceversa.

5. Nel mondo di internet spazio-tempo si confondono. “Sta piovendo a Roma?”, “Piove tra…3,2,1. Piove”. Durante il concertone è successo che le informazioni ci arrivassero da Varese, da Uotzapp, prima di vedere con i nostri occhi.. “Oh, ma chi sono questi sul palco, gli Editors?”. “Non lo sappiamo amico, siamo al riparo dalla pioggia, sedute su uno zerbino all’entrata di una banca, a trecento metri dal concerto, abbiamo il cappuccio calcato in testa e non sentiamo niente. Se ci commenti tu l’esibizione però…”.

6. Piazza San Giovanni è piccola. E’ la prima cosa che pensi quando arrivi. Era una sensazione che avevo provato anche quando riuscii ad intrufolarmi dentro all’Ariston a Sanremo. La cosa peggiore è che succede anche con le persone (un giorno vi racconterò di quella volta che stavo intervistando un cantante e io, nel frattempo, pensavo solo “ma come sei basso. In Tv sei alto e qui sei più basso di me. Metti dei tacchi? Mi sono svegliata io più alta di dieci centimetri? Fammi un po’ vedere…).

7. Il backstage. Come è fatto? Vi posso dire che: ci sono bottiglie di champagne, poltroncine comode, tende bianche, hostess che ti portano da bere e cantanti (solo quelli belli) che ti si sdraiano addosso ;). Ovviamente non è vero ma, nonostante le attese per fare le interviste, la confusione, il via vai di gente, gli artisti da inseguire, è bello stare lì. Ma questo dipende dal fatto che amo il lavoro che faccio. Eh sì, i giornalisti, appena vedono un buffet è come se avessero le visioni delle Madonna. Insomma, non ci smentiamo mai.

8. Porta a casa l’intervista del tuo cantante preferito del momento. E ce l’ho fatta. Sarà che ho rotto talmente tanto le palle all’universo…Comunque, la band in questione sono gli Ex-Otago. E come andata? Nell’ordine: 1. ho fatto delle riprese di merda 2. l’audio si sente poco 3. Sono felice lo stesso. (Ve li consiglio. L’anno prossimo quando vorrete andare ad un loro concerto al palazzetto e non ci sono più biglietti, non venite a lamentarvi che vi siete svegliati tardi…;) ). Ah e poi, ho intervistato Federico Dragogna, Motta ecc. 🙂

9. Sceglietevi una splendida compagna di viaggio. Cosa che ho fatto ovviamente. Grande Anna (probabilmente ha ancora il gattoOreste dentro ai capelli a fare le fusa e sta guardando in loop il video dell’indiano che balla – lo trovate nel suo post “Impressioni di settembre”)

10. Lasciate la macchina in divieto di sosta. Così quando inizia a sopraggiungere la tristezza per la fine del viaggio, scendete dal treno e non trovate più la vostra macchina lì dove l’avevate parcheggiata con tanta cura. In questo modo, avrete una nuova avventura da affrontare (costosa, molto costosa ma pur sempre un’avventura).

a(s)brigo

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